Sono fatta così...
Ancora dopo anni di studi di legge penso che la verità sia una sola e non che abbia molteplici sfaccettature tanto da arrivare ad essere spesso il contrario di sè stessa.
Penso che ci sia un qualcosa di giusto e un qualcosa di sbagliato e vado affannosamente alla ricerca di quale sia questo qualcosa. Ma il confine è labile e spesso giusto e sbagliato sono facce della stessa medaglia. Questo ancora non riesco a mettermelo in testa, ed è per questo motivo che credo che dagli altri mi possa arrivare un consiglio lucido e distaccato, o meglio giusto. In realtà non possono...anche per loro giusto e sbagliato si confondono. Devo arrivare ad avere il coraggio di sbagliare da me stessa, almeno lo avrò sperimentato sulla mia pelle...
Sento che ne devo scrivere...
Anche se forse la cura migliore è la negazione...anzi la rimozione. Come se non fosse mai successo. E mi chiedo: se non fosse mai successo starei meglio ora? Vivrei ancora ignara di cos'è stare bene con una persona, cos'è fare l'amore e non il sesso, cos'è fare progetti seppur piccoli, cos'è ricevere un regalo...
Il pianoforte di Allevi ieri risuonava nella sala Santa Cecilia...e mi ha riportato direttamente a quando mi ha detto che mi aveva pensato tutto il giorno ascoltando la sua musica...e ho provato una gran voglia di piangere lì, in mezzo a mille persone, le note si sarebbero tramutate in lacrime. Mi sono tenuta, l'unica via è la rimozione. Non c'è altro da fare. E' durato tutto così poco ed è stato così importante per me che se mi fermo un attimo a pensare mi resta solo tanta tristezza per quello che sarebbe potuto essere e non sarà. Neanche posso odiare. E' stata perfetta perfino la fine. Quella lancinante perfezione di fare l'amore sapendo che è l'ultima volta.
Quanto alla speranza...quella mi piacerebbe neutralizzarla qualora dovesse bussare alla mia porta. O forse ha già bussato, è entrata e si è installata comodamente in qualche antro del mio subconscio. Forse sto solo sperando che questo addio sia la via perchè si renda conto che a parte tutte le paure e tutti gli ostacoli siamo semplicemente perfetti insieme. Ed è forse proprio questa perfezione che fa paura. A lui perchè riapre vecchie questioni e vecchie storie, a me perchè ho paura sia solo uno spettro. Uno spettro del mio attaccamento a lui. Perchè è stato l'unico finora che mi ha fatto provare certe cose in 21 anni e forse l'ho un pò idealizzato...o forse no...e allora ripiombo nel baratro, perchè ci staremmo privando di qualcosa di veramente grande.
E' arrivato.
Quel giorno cornuto mi ha voluto finalmente incontrare.
Quel giorno in cui ho smesso di replicare schemi già visti e sono uscita dalla mia solita forma mentale. Il giorno in cui ho deciso di dare una possibilità a chi ho di fronte ma soprattutto a me stessa. Il giorno in cui ho deciso che non mi piaceva più guardare tutto da dietro un vetro, ma che le pagine della mia vita le volevo scrivere io e quindi occorreva oltrepassarlo. Il giorno in cui ho deciso di smetterla di farmela sotto.
Strano, queste parole potrebbero essere lette in chiave di "partenza per l'Erasmus". E invece no. Non sto partendo per l'Erasmus. No, non neanche rinunciato all'Erasmus, l'ho solo rimandato a febbraio. Ho deciso che nella mia vita è passata (o per lo meno per il momento è passata) l'epoca della donna di ferro che avanza e non vacilla e che non deve chiedere mai. Ho capito che se avessi continuato così mi sarei spezzata. Forse ora, forse fra mesi o anni...ma sarebbe successo. Ho capito che devo chiedere meno a me stessa e più a chi mi sta attorno.
Comunque non sto parlando della partenza per l'Erasmus. Cioè, non solo quella..è tutto un insieme di cose. E' una fase che economicamente si direbbe di espansione. Sì, mi sto espandendo, sto uscendo dal mio guscio.
O forse sto solo sperando che sia così. A me piace pensare che sia davvero così, anche perchè sei mesi fa non avrei mai fatto cose simili. E se non è così, almeno potrò dire di essermi levata le fette di prosciutto da davanti agli occhi. Potrebbe tornarmi utile prima o poi, no?
Vivere senza aspettative.
Mi chiedo se sia possibile. Mi chiedo se per me sia possibile. Mi chiedo se forse non sia una capitolazione.
Nel momento in cui smetti di aspettarti qualcosa da te stesso o dagli altri vivi senza pretese e, quindi, senza illusioni...oppure vivi in maniera arida, senza sogni?
Mi chiedo questo perchè forse per smetterla di stare male ad ogni storia che mi capita dovrei imparare a non aspettarmi nulla. Ma quand'anche ci riuscissi penso che sarei messa di fronte alla più grande capitolazione di me stessa cioè aver annesso la mia natura di pipparola mentale alla stringente razionalità.
E ciao!
Lo so me ne sono andata da almeno 3 mesi, ma questa volta il motivo c'è e non attiene alla mia pigrizia o mancanza di costanza...mi hanno staccato internet ed ero troppo depressa per rimettermi a scrivere da un internet point...la domanda sorge spontanea: e allora adesso perchè lo sto facendo?
semplicemente perchè incrociando le dita lunedì viene il tecnico e io potrò continuare ad inondare il mio spazio web di un sacco di cose. Sì perchè nel giro di una settimana sono riuscita a realizzare due delle cose da immettere nella lista di cose da fare prima di morire (cioè nel mio immaginario tutti dovrebbero averne una, no?suona lugubre?...mah...).
La prima cosa è aver vinto la borsa Erasmus dopo almeno due anni di ripensamenti esattamente nel posto dove volevo andare, e quindi questo vuol dire, a meno che non venga fagocitata dalla burocrazia, che questi sono i miei ultimi 2 mesi a Roma per un bel pò di tempo. No, non mi sono rotta della mia amata città con la quale ho tuttora un rapporto che sfiora l'erotico...semplicemente ho voglia di sperimentarmi e rinnovarmi e forse questo è proprio ciò che mi ci vuole.
La seconda cosa non la scrivo dettagliatamente...mi limiterò ad essere generica come quando racconto qualcosa di cui l'importante è il sapore che ti lascia in bocca, l'essenza. Come ti fa sentire viva la sensazione di aver scalato una montagna e aver raggiunto la cima...fare le cose perchè le vuoi e non perchè ripeti macchinalmente una serie di atti già vista...sapere che comunque andranno le cose hai già vinto, perchè tu sei tu e lui e lui e resterà sempre così.
Le tue mani sopra di me, l'errore più geniale in cui cadere
Vorrei dire due parole
a quel giorno cornuto che
non mi vuole per niente
incontrare
vorrei dire due parole
al mio cuore sfinito che
non sa reagire e non può
ringhiare
voglio un cuore cane
voglio un cuore cane
voglio un cuore bastardo!
Vorrei dire due parole
spiegare cosa significa
sfuggire al sole per non
bruciare
voglio un cuore cane
voglio un cuore cane
voglio un cuore bastardo!
voglio un cuore cane
voglio un cuore cane
voglio un cuore bastardo!
Vorrei dire due parole
a quell'istinto assopito che
non si vuole per niente svegliare
(Carmen Consoli - Vorrei dire)
Sei ancora tu, purtroppo l'unico...ancora tu, l'irraggiungibile...
Non è mancanza o nostalgia. E' molto più semplice: pensare che negli ultimi 2 anni quel poco che mi hai dato non è ancora stato superato da nessuno ma anzi che tutti quelli che sono venuti dopo mi hanno dato ancora meno di te in un inesorabile sprofondare verso il nulla, mi fa imbestialire, non lo sopporto...è difficile da digerire. Se penso che quando è finita ero tranquillaperchè tanto ogni storia sarebbe stata più di quella che ho avuto con te e invece sono stata smentita, divento pazza. Se adesso mi capitasse qualcosa come quello che ho avuto con te, sarei felice...Cazzo, è questo quello che ho raggiunto? Uno schifoso abbassamento dello standard che mi porta di accontentarmi di cose improbabili?
Ho paura che arrivi maggio. Ho paura di respirare la stessa aria, gli stessi odori che respiravo 2 anni fa. Ho paura di ripensarti e prendere questi pensieri per nostalgia di te fino ad arrivare, forse, a rimpiangerti quando, razionalmente, so che non solo miro a qualcosa di più, ma mi merito qualcosa di più.
da un' intervista a Giovanni Allevi
Laureato anche in filosofia, egli spiega la sua predestinazione alla musica così: “La spiego con la teoria del daimon di Platone, che vale per chiunque. Racconta il filosofo che tutti abbiamo dentro un “angioletto” raffigurante un po’ il nostro talento. È presente prima di nascere, ma poi, una volta venuti al mondo, ci si dimentica di averlo incontrato. Lui, però, non scompare: per prestargli ascolto e capirlo, dobbiamo coglierne i piccoli messaggi che ci invia durante la vita. Per esempio, esulta quando facciamo una scelta che ci dà soddisfazione o, viceversa, s’intristisce quando è sbagliata. Ecco, questa passione travolgente per la musica che ha guidato sempre le mie scelte, mi è stata probabilmente suggerita dal famoso daimon di Platone.”
PS: non aggiungo niente...se non che almeno per me, sarebbe il caso di farlo parlare un pò di più sto daimon platonico. Tanto poi, quando lo azzittisco, somatizzo e sto male...